|
Origini della musica
La musica sin dagli albori del genere umano ha sempre esercitato nell’uomo un grande fascino,una misteriosa magia, dando vita alle più fantasiose storie.
Le storie sulla musica scritte prima del secolo scorso incominciano,quasi ritualmente,col dar conto dell’origine mitologica dei più antichi strumenti. Jbal,il discendente di Caino,viene ricordato come ”padre di tutti coloro che suonano l’arpa e l’organo”, a Pan si attribuisce l’invenzione della siringa(o il flauto di Pan,appunto),e si suppone Mercurio abbia escogitata la lira quando,un giorno,gli capitò di trovare un guscio di tartaruga lungo le rive del Nilo.
Per meglio capire e giustificare la mitologia creata dall’uomo durante la propria evoluzione, dobbiamo comprendere il significato delle culture totemiche e bisogna ricordare che la concezione totemica della musica è antropomorfa. Il mondo naturale è animato da una varietà di spiriti buoni e funesti,più o meno dotati di voce,le cui azioni sempre alterne determinano il corso degli eventi. I suoni della natura sono le voci degli spiriti che dimorano negli oggetti naturali.Tutti gli oggetti e le cose viventi nel mondo sono state create dagli dei totem(i mitici antenati del genere umano),in modo tale che ogni totem-dio, durante il suo soggiorno sulla terra, per mezzo di canti e danze, ha creato solamente a una particolare specie di oggetto o creatura,cioè a un totem definito.
Appare evidente che l’origine della musica sia da ricercarsi nel corpo umano.
E così anche per la danza. Quest’ultima è però unica,mentre la musica si divide in vocale e strumentale.
Originariamente la musica strumentale si trova unita alla danza assai strettamente,il canto può forse esistere anche senza un preciso linguaggio , non così la musica strumentale, che, nelle sue forme più primitive, presuppone sempre la danza,essa stessa è danza.
L’uomo batte il suolo con i piedi o con le mani, percuote il suo corpo con una cadenza, lo agita parzialmente o interamente per animare gli oggetti e gli ornamenti che indossa.
Per affrontare una breve analisi della musica del medio oriente,non possiamo non ricordare le prime grandi civiltà dell’umanità.
Allo stato attuale degli studi, la civiltà più antica è considerata quella della Mesopotamia, nella quale al più tardi nel IV millennio a.C. è segnalata una sorprendente organizzazione sociale.
Il centro di questa elevata cultura fu nella Mesopotamia meridionale,in un territorio chiamato spesso Babilonia.
Un’altra grande civiltà fu quella dell’antico Egitto,accostandoci alla storia dell’antico Egitto,ci troviamo di fronte a un alto perfezionamento sociale e culturale.
La musica del Medio Oriente
Le più antiche notizie sulla prassi e la vita musicale degli arabi risalgono al VI secolo dopo cristo,circa 100 o 150 anni prima che gli arabi facessero con l’Islam il loro ingresso nella storia mondiale.Questo periodo preislamico viene
chiamato”jahiliyya” perché la” jahiliyya” (che significa:
ira,superbia,spudoratezza,fanatismo) caraterizza la vita degli arabi di quei tempi.
La musica ,come la si trova nelle città e nelle oasi dell’Arabia preislamica,era praticata per lo più dalle donne del popolo, e soprattutto da una categoria di ragazze-cantatrici, chiamata “qaina”(qainàt plurale e qaina singolare), che erano al servizio di famiglie delle classi privilegiate o venivano impiegate nei locali di divertimento,ancelle che oltre a cantare e suonare uno strumento,mescevano vino e procuravano piacere.
I musicisti (mughanni) e gli strumenti (àlaàtì) maschili non erano così comuni,ben poco si è scritto su di loro. Le qainàt solevano non solo recitare, ma anche cantare le poesie dei grandi poeti della jahilyya,soprattutto di quelli che lodavano il signore(sayyid) o padrone della qaina.Durante la Jaliyya si distinguono chiaramente due diversi stili di canto:quello della popolazione sedentaria(ahl al-hadar) e quello dei beduini nomadi.
Il canto dei beduini nomadi viene descritto come semplice ed ingenuo,mentre il canto della popolazione sedentaria,e più precisamente quello delle qainàt è più artistico e di alto livello.
L’origine degli strumenti musicali ,per gli arabi, non è dissimile da quanto è narrato nella genesi,secondo Ibn Khurdà-dhbih, Thubal,figlio di Lamech, è stato l’inventore del tamburello (duff) e del tamburo (tabl), mentre sua sorella Dilàl avrebbe inventato la lira o Kithara (mi’zaf). Lamech stesso avrebbe ideato il liuto (‘ud), e il popolo di Lot la pandora (tumbùr). Parimenti,si credeva che i curdi fossero stati i primi ad usare uno strumento somigliante al flauto dolce(sffàra?),mentre ai persiani si riconosceva il merito di aver inventato il “flauto” (này), il flauto doppio (dùnày), il cialamello (surnày) e l’arpa con cassa superiore (jank). Dopo lo sviluppo dell’Islam nell’Hijiaz, si schiuse un nuovo mondo spirituale in cui niente aveva importanza all’infuori della nuova religione.
Il Qur’an (il corano) non contiene una sola parola contro la musica ma i puristi dell’Islam cominciarono a raccogliere “hadìth” o massime di Maometto che si pensava condannassero l’ascolto della musica.
Di maggior interesse è l’entusiasmo universale per la musica raccontato
dal cantastorie delle mille e una notte quando paragona l’arte ad un “ventaglio in un giorno afoso”. Quando nell’Islam nasceva un bambino gli venivano cantati nelle orecchie i versi che aprono l’invito alla preghiera (adhdhàn), mentre le matrone del vicinato si riunivano con i loro tamburelli (dufùf) per annunciare il lieto evento.
Anche la cerimonia della circoncisione era solennizzata da musica e feste.
Il matrimonio richiedeva addirittura musica a profusione: il corteo aveva i suoi cialmelli (zumùr) e tamburi (tbùl) per produrre un allegro frastuono, mentre musicanti prezzolate (mughanniyat) eseguivano nel cortile una musica meno stridente.
Anche nei funerali, sulla bara, il pianto (wilwàl) delle prefiche (naddàbàt) e il rumore sordo dei loro tamburelli era seguito dal canto del Qur’àn.
Così dalla culla fino alla tomba, nell’Islam la musica era sempre presente.
Aspetto emotivo e spirituale della musica araba.
Nel corso della storia musicale araba sono stati composti innumerevoli saggi e trattati sul sistema tonale (teoria della musica), i teorici riconoscevano due sistemi ben distinti, uno di origine greca e l’altro di origine araba. Possiamo supporre che la musica araba non derivi dalla quella greca ma che anzi essa la abbia ulteriormente influenzata.
Possiamo suddividere i numerosi trattati del medioevo in due tendenze, corrispondenti a due sistemi della teoria musicale, validi ancora oggi in medio oriente. Uno dei due si basa sul sistema pitagorico, ulteriormente sviluppato, sistema sul quale si fondono gli attuali stili turco e persiano, l’altro si basa su un sistema puramente arabo.Da questo sistema i teorici contemporanei hanno derivato la suddivisione della ottava (otto note principali che danno una caratteristica alle varie scale musicali) in 24 intervalli pressappoco uguali (intervalli: la distanza che trova tra una nota e l’altra).
Nella musica occidentale, le otto note dell’ottava di una scala hanno un nome che continua a ripetersi ogni volta che si supera l’ottava (do re mi fa sol la si do re mi fa sol ecc. ecc.), mentre nella scala araba le note hanno un nome diverso anche quando supera l’ottava, questo rende la musica araba complessa ed affascinante, perché in questo modo veniamo ad avere diversi “maqam”. Secondo la tradizione araba la parola “maqam” significa ” luogo” , ambiente, il posto dove si suona il maqam. Un Maqam (plurale maqamat) è un set di note con tradizioni che definiscono delle relazioni tra loro, dei modelli abituali, e il loro sviluppo melodico.
La realizzazione sia vocale che strumentale del maqam significa per l’ascoltatore arabo la concretizzazione di una situazione ambientale o emotiva,ogni maqam emana un aspetto emotivo: amore, gioia, femminilità, orgoglio, dolore, tristezza……
Il sistema musicale teorico arabo viene rappresentato fin dal IX secolo sul manico del liuto chiamato ‘UD oppure OUD, un suono dunque non viene mai concepito visivamente dal musicista come una nota sul pentagramma, ma esiste come pressione di una delle quattro dita (indice,medio,anullare e mignolo) sul manico del liuto.
L’ud,è il protagonista della cultura musicale araba, viene scelto per spiegare la teoria del sistema musicale ed il sistema tonale arabo, serve da elemento base della musica colta e viene suonato da uomini, donne,e da bambini.
Sin dagli albori della civiltà araba, questo strumento ha goduto di grande popolarità, il fiorire della musica araba si identificò con quella che viene chiamata scuola degli udisti.
Attraverso l’ud, filosofi, musicisti e teorici, della scuola degli udisti, crearono aspetti e filosfie inerenti alla medicina antica ed alla concezione mistica, aspetti molto cari alla scuola tradizionale araba. Di conseguenza le varie corde dell’ud avevano un diverso significato; gli elementi cosmici: fuoco, aria, vita, aqua e terra; i temperamenti umani: bile, sangue, anima, flemma, atrabile.
|
Massimo Parolin in arte “Maki”
Musicista professionista di Ud arabo e Qanun egiziano. |
|